Sulla rabbia e sulle parole inutili.

Un tragico fatto di cronaca accaduto a Vasto, le tante parole inutili e stupide su di esso hanno risvegliato in me dei ricordi : ricordi molto forti, cicatrici che bruciano ancora.

Anch’io ho conosciuto la rabbia verso chi ho ritenuto e ritengo ancora abbia svolto una parte fondamentale nella morte di mia figlia, un ruolo sicuramente pari a quello dell’agente batterico, checché ne dicano i CTP,  Procura e Tribunale di Ravenna.  Ho provato  la stessa immensa  rabbia anche verso queste persone che hanno, a nostro modo di vedere e sentire , umiliato Ester anche da morta, nonché mancato di rispetto alla sua famiglia.

Anch’io in certi momenti, mosso dalla rabbia e dall’odio,  ho immaginato un epilogo simile a quello di Vasto.  Poi, durante una agitata notte in cui non riuscivo dormire , ho sentito nel buio due voci che mi chiamavano : “ Papà,…Papà!”.  Improvvisamente la rabbia si è placata,  l’odio si è spento ed è riaffiorato  un calore dolce e consolatore.

Anche un altro pensiero , forse più razionale, ha annebbiato quella immagine: quello di evitare in tutti i modi che  il carnefice potesse farsi passare per vittima; non abbiamo mai reso pubblico il nome dei medici che sono stati indagati e mai lo faremo … non ammettiamo che si creino sterili fazioni tra i colpevolisti e innocentisti … di fronte al dolore deve calare il sipario davanti agli opinionisti!

C’è stato forse solamente un momento in cui ho rischiato di perdere realmente il controllo e commettere qualcosa di cui poi mi sarei pentito per sempre : quando nacque Emilio,  a inizio Aprile del 2015.

Il secondo o terzo giorno dopo la nascita ero in attesa sulla porta della stanza in cui riposavano Maria  ed Emilio.  Stavo aspettando che mi chiamassero per portare il polpettino alla visita di controllo quando vidi passare il medico che visitò Ester,quel famoso sabato mattina.  Avanzava sorridendo, quando incontrò il mio sguardo  : appena capì perché lo fissavo e mi riconobbe, abbassò subito gli occhi a terra e si rinchiuse nello stanzino in cui i medici svolgono le visite di controllo.  

Il solo pensiero che proprio lui potesse visitare mio figlio mi aveva accelerato il battito cardiaco, alzato a mille la pressione e mi stava facendo impazzire dalla rabbia.  Non sapevo cosa fare per impedire anche solo che potesse toccarlo : provai a chiamare i miei avvocati, ma erano entrambi in udienza e non potevano rispondermi.   All’ultimo mi venne in mente l’idea che risolse tutto : chiamai la ginecologa che aveva sempre seguito Maria  e che era presente in quel momento in reparto.  Le dissi che le volevo parlare privatamente e ci chiudemmo in una stanza vuota : le spiegai tutto e le dissi che per il bene della sua paziente doveva impedire che quel medico potesse anche solamente toccare Emilio ; aggiunsi anche che se ciò fosse accaduto, non avrei risposto delle mie azioni.

Fortunatamente capì e agì di conseguenza : venne evitata quella visita e relativo incontro.

Alle volte la differenza tra diventare un assassino e quella di tornare a vivere è legata al riuscire a sentir una voce di notte.

E’ legata al comprendere (non capire, si capisce col cervello , si comprende con tutto il resto) che la rabbia non cesserà  eliminandone la causa materiale.  Ma quando ti senti morto dentro tutto può purtroppo succedere…come si è visto  a Vasto.

Cari grandi opinionisti dei mass media e piccoli dei social media vi dico : per favore no a lezioni razional- moraleggianti sulla differenza tra vendetta e vera giustizia, no a incitamento all’odio, no alla ricerca di un colpevole più colpevole come se fossimo allo stadio, no alle parole inutili.   Penso che in certi casi sia necessario tanto silenzio e un sentimento che forse può  puzzare di vecchio e di incenso : la pietà, umana pietà per tutti.

PS: in questi ultimi scritti siamo usciti un po’ dal seminato, dal racconto della nostra battaglia, ma ne sentivo l’esigenza.

A breve pubblicherò le perizie medico-legali della procura e  quelle dei nostri periti  per fare chiarezza su quanto accaduto a Ester e su cosa la scienza medica preveda debba essere fatto in certi casi ( sperando possa essere utile a tanti)

9 risposte a “Sulla rabbia e sulle parole inutili.”

    1. Esatto, non a tutti succede…. volevo evidenziare proprio questo. Ecco perché riesco a provare solo pietà per le vittime e per i sopravvissuti.

  1. Hai ragione Stefano, ancora una volta, con questa Tua frase “la pietà, umana pietà per tutti.” hai dimostrato di avere sempre un cuore pieno di amore, lo stesso che fa continuare a vivere la piccola Ester.

  2. Stefano, eppure credo che non sia solo questione di un momento. Per sentire la pietà nonostante la rabbia e per non farsi accecare occorre anche una cultura, una educazione all’umano, che voi avete e a cui purtroppo non tutti, anzi, forse sicuramente troppo pochi, hanno accesso. E’ un problema sociale. Un abbraccio

    1. Tullia sicuramente deve essere disposto a sentire , ma alle volte credimi basta anche un solo momento a cambiare tutto. La rabbia può anche arrivare a zittire tutto, soprattutto quando il dolore è immenso. Non voglio né giustificare , né spiegare ma solo raccontare come l’ho vissuta io.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.