Ordinanza Archiviazione Tribunale

Mi stavo scordando, prima della pausa, di postare l’ordinanza del Tribunale (ovviamente tutti i nomi delle persone coinvolte sono stati cancellati), a breve pubblicherò anche il nostro comunicato stampa in risposta a questa ordinanza. 

 

TRIBUNALE DI RAVENNA

Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari

  1. 5225/13 Rgnr

ORDINANZA DI ARCHIVIAZIONE

Il Giudice per le Indagini Preliminari,

– Letti gli atti del procedimento penale sopraindicato, nei confronti di ***************

-esaminata la richiesta di archiviazione reiterata dal Pubblico Ministero, nonché gli atti di opposizione depositati nell’interesse delle persona offese;

OSSERVA

In conseguenza dell’ordinanza emessa da questo G.i.p. il 7.11.2014, a scioglimento della riserva assunta all’udienza camerale, i supplementi istruttori disposti dal PM  consentono di superare i profili problematici evidenziati nell‘ordinanza stessa. Anzitutto, gli accertamenti sul traffico telefonico hanno permesso di accertare l’assenza di chiamate verso l’utenza dello studio pediatrico di ********da parte di utenze riferibili alla famiglia Villa/Filannino, il mattino del 18.2.2013, mentre si registrano due chiamate, nel pomeriggio dello stesso giorno (rispettivamente alle h. 16.56 e alle h. 17.28, la prima dall’utenza fissa dell’abitazione della famiglia, la seconda dal cellulare di Filannino  Maria, conformemente  a quanto esposto nella querela). In secondo luogo, sulla base dei risultati del supplemento di consulenza tecnica, svolto con l’ausilio di uno specialista in malattie infettive e preceduto da un’ampia discussione in contraddittorio con tutti i consulenti delle parti, può ritenersi quanto segue:

— non vi è prova che il batterio della meningite fosse presente nell’organismo della bambina già dal 16.2.2016 (data del primo ingresso in pronto soccorso), considerata la sua rapidità di incubazione (v. osservaz. dr. ******, p. 5) e il fatto che i sintomi più specifici della meningite si manifestavano solo tra il 17 e il 18.2 (v. querela, nonché i punti successivi); non può pertanto escludersi che quella in atto il 16.2 fosse una semplice sindrome influenzale, suscettibile tuttavia di agevolare successive infezioni (v. supplemento consulenza P.M., p. 15);

  • nel momento in cui venne visitata prima dal medico del pronto soccorso (dr.******) e, subito dopo, dal pediatra (dr. *********), la bambina presentava, quale unico sintomo evidente, la febbre alta, di per sé, tuttavia, non necessariamente indicativa di un’infezione in atto;
  • i genitori rappresentarono anche al pediatra che la piccola era caduta a terra il giorno prima in un modo anomalo; tale circostanza, unite  all’iperpiressia, avrebbe potuto indurre a ipotizzare un coinvolgimento del sistema nervoso e delle meningi,  sospetto non confermato, tuttavia, da altri e più tipici indicatori (tra cui, ad esempio, fontanella bregmatica tesa e/o pulsante); in ogni caso risulta che il dr.********, durante la visita, oltre ad auscultare il torace della bambina e a controllarne le orecchie, ne esaminò  il capo ed effettuò la palpazione della fontanella, trovandola nella norma;
  • al momento del nuovo accesso al pronto soccorso, nel primo pomeriggio del 19.2.2013, la bambina veniva descritta, in anamnesi, come “ipotonica da circa 12 ore, con febbre a  40 C da 4 giorni, un episodio di vomito due giorni prima” (p. 9); ciò conferma che tali sintomi — a eccezione della febbre alta – non erano presenti al momento della prima visita in ospedale, il 16.2.2013;
  • se è vero pertanto che nell’esame condotto dal dr. ******* si osservano tratti di superficialità (mancato rilievo o comunque mancata indicazione dei parametri vitali, brevità della visita), non vi è prova che ciò abbia svolto un ruolo concausale nella vicenda, né che un prolungamento dell’osservazione per alcune ore della piccola in ospedale avrebbe portato a una diversa condotta diagnostica e terapeutica, mentre l’assunto dell’opponente, secondo cui il pediatra avrebbe dovuto, già in quella sede, disporre esami strumentali di laboratorio, appare infondato, considerata  la descritta aspecificità dei sintomi non solo rispetto alla meningite vera e propria ma anche, come detto, a un quadro infettivo in atto;
  • del pari, l’errore attribuito al consulente******* (questi aveva osservato che inizialmente la febbre si era abbassata dopo / l’assunzione di tachipirina mentre normalmente le meningitinon rispondono agli antipiretici; dall’anamnesi effettuata al momento deI secondo ricovero si ricava invece che la temperatura era rimasta alta, nonostante l’assunzione di tachipirina) non riveste alcuna influenza sulla valutazione della condotta professionale del dr. ******** il quale evidentemente, era chiamato a valutare la situazione presente al momento della visita;ciò senza contare che non vi è un legame necessario tra l’assunzione di antipiretici e “resistenza” della febbre in case di meningite, come dimostrato dal fatto – esposto in querela che dopo l’assunzione di Nurofen, nella notte tra i1 18 e il 19.2.2013 (ossia quando verosimilmente l’infezione era già in atto), la febbre si era abbassata, sicché, laddove si applicasse 10 stesso ragionamento, da ciò si sarebbe potuto trarre l’impressione (con ogni probabilità erronea)  che anche in quelle ore la bambina fosse semplicemente influenzata;
  • né possono muoversi addebiti di sorta alla dr.***** medico in servizio al pronto soccorso, poiché la stessa, dopo avere visitato la bambina, correttamente la indirizzava allo specialista pediatra e, in seguito, non interveniva più nella vicenda;
  • quanto infine alla posizione delle. dr.*******, si evidenzia la totale mancanza di elementi a carico; quest’ultima, come detto, si era limitata a ricevere, nel pomeriggio del 18.2 le telefonate da parte dei genitori della  bambina, che le chiedevano di anticipare la visita già programmata per il pomeriggio successivo, ma anche qualora la visita fosse stata in effetti anticipata al tardo pomeriggio del 18.2 o al mattino del 19.2, la pediatra avrebbe potuto tutt’al più, rilevando sintomi della meningite in atto, indirizzare la bambina al pronto soccorso; del tutto improbabile tuttavia che gli esami specifici  sarebbero stati completati nella stessa serata e in ogni caso non vi è prova che in tal caso si sarebbe evitato il decorso infausto della malattia.
  • In conclusione e, alla luce del supplemento di indagine disposto a seguito della precedente ordinanza, il compendio probatorio acquisito appare sufficiente, mentre irrilevanti risultano le ulteriori indagini indicate nell’atto di opposizione, sostanzialmente volte a riproporre una confutazione nel merito delle conclusioni esposte dal consulente del P.M.  Si impone pertanto la declaratoria di inammissibilità dell’opposizione -— cui il giudice può pervenire de plano, quando l’iniziativa della persona offesa sia volta a sollecitare ulteriori investigazioni dopo che, in accoglimento di precedente opposizione, già vi sia stata ordinanza giudiziale per l’integrazione delle indagini e qualora si dia conto della maturata completezza delle indagini e della superfluità degli ulteriori accertamenti richiesti (cfr. Cass. Pen. Sez. 5, n. 2825 del 27/10/2000; sez. 4, n. 34405 del27/05/2003; sez. U n. 23909 del27/05/2010) – e, al contempo, dell’accoglimento della richiesta di archiviazione.
  1. Q. M.

Visti gli artt. 408 e 411 c.p.p.,

Dichiara l’inammissibilità dell‘opposizione. Dispone l’archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al Pubblico Ministero.

 

Ravenna, 3 1.8.20 16

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